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Consulenza Marketing e Info Marketing: considerazioni da insider (parte 2)

Nella puntata precedente avevamo parlato del modello di business dell’infomarketing, cioè del vendere il proprio know how: ad esempio sotto forma di corso multimediale online. Abbiamo visto anche come questo sia un ottimo sbocco e una ottima sinergia per chi fa consulenza marketing.

Se non hai letto la prima parte, ti consiglio prima di leggerla qui.

Dopo aver fatto una panoramica di cosa è cambiato nell’infomarketing in Italia negli ultimi anni, eravamo rimasti con una domanda: quali sono i pro e i contro dell’infomarketing? esistono modelli migliori?

Guarda, i pro dell’infomarketing sono dati dalla facilità di fare cassa.

Se ad esempio hai una lista numerosa, oppure parli come speaker ad un seminario importante, e riesci a presentare ed offrire con efficacia il tuo corso multimediale online, ottieni profitto significativo con poco sforzo.

I problemi però sono questi…

prima di tutto, l’imprevedibilità: non tutte le presentazioni andranno bene.

Quante volte mi è capitato di fare un lancio e vendere molto di meno (o anche molto di più!) di quanto avevo previsto.

Ne parlavamo anche la volta scorsa: molti infomarketer italiani, nel corso di un anno, ricevono la maggior parte del profitto da 1-2 eventi particolarmente fortunati.

Se ti piace prevedere giorno dopo giorno, con esattezza, quanto guadagnerai, l’infomarketing non è detto faccia per te.

Il secondo problema è la necessità di esporsi, di fare “il personaggio”.

I tuoi clienti non comprano i corsi solo per i contenuti. Comprano perché sei tu, perché a loro piace il tuo personaggio che hai creato.

Solitamente più ti esponi, più vendi.

Per capirci, se ti ricordi le campagne marketing che faceva Giulio nel 2008-2009, con foto di casa sua, video in cui veniva a trovarmi in ufficio, etc sappi che erano tutti elementi che contribuivano ad aumentare le vendite.

Ogni elemento di comunicazione che avvicina te al cliente come persona, contribuisce a creare legame e fiducia e quindi contribuisce ad aumentare le vendite.

Se tendi ad essere introverso e ti mostri poco al pubblico (come faccio io) nell’infomarketing rischi di vendere meno, anche se i tuoi contenuti fossero di qualità superiore.

C’è poi l’aspetto di vendere il tuo know how: in alcune situazioni ti conviene, in altre meno.

Per esempio a me, ora come ora, vendere il mio know how di marketing non conviene più come una volta, quando facevo consulenza. In questo momento mi conviene di più tenere le mie scoperte per me.

Stesso discorso per Giulio: molte delle cose che fa ora gli conviene non rivelarle (o rivelarle per periodi di tempo più brevi).

Il terzo problema dell’infomarketing è che tendi a vendere ciò che la maggior parte del pubblico non vuole.

La maggior parte della gente infatti non vuole imparare (non vuole i corsi); vuole invece i risultati.

Ci sono infomarketer che hanno in parte risolto questo problema vendendo sì formazione, ma anche intrattenimento e motivazione.

Un corso che ti è utile e anche ti diverte: questo è un buon modo per ridurre la ritrosia che parte del pubblico ha verso l’imparare cose nuove.

Resta il fatto che chi vende il risultato finale (NDR: tramite un “prodotto che sembra un servizio” come fa un consulente marketing smart) di solito vende di più rispetto a chi vende il corso.

Ad esempio: sono più elevate le vendite di chi fa infomarketing per albergatori, o del portale di prenotazione che porta all’albergatore il cliente, in cambio della commissione?

Sono più alte le vendite di chi insegna all’artigiano a fare marketing online, oppure le vendite dei portali di intermediazione, come eBay o Etsy, che permettono all’artigiano di mettere in vendita i propri prodotti?

Di solito, chi vende il risultato pronto riesce a vendere di più rispetto a chi vende il “come”, cioè rispetto a chi vende il corso che spiega come ottenere il risultato.

E a questo punto vediamo la domanda: l’infomarketing è un buon modello di business? o c’è di meglio?

Guarda, l’infomarketing resta un bel modello.

Se ti piace creare contenuti interessanti, se ti piace comunicare per vendere, se ti piace esporti al pubblico ed essere letto da migliaia di persone, l’infomarketing è un buon business.

E per molti versi è un business migliore di chi fa solo consulenza, vendendo il proprio tempo; perché vendere il proprio tempo significa anche avere un tetto al profitto, poiché il tempo è limitato.

Il meglio dei due mondi lo ottengono quei consulenti che aggiungono il modello di business “secondario” dell’infobusiness.

Un po’ come è capitato a me e Giulio quando abbiamo iniziato a fare infobusiness in modo strutturato.

Però il contro è che l’infomarketing è un business meno stabile di altri, con meno sicurezze.

Se riesci a trovare un modello profittevole e scalabile per vendere al cliente il risultato che desidera, probabilmente riesci ad ottenere più profitto e con più stabilità.

Ovviamente lanciare un business del genere è anche più difficile rispetto al semplice infomarketing.

In questi 2 articoli spero di averti lasciato qualche spunto ed idea utile.

Se hai osservazioni o desideri contribuire con la tua esperienza diretta ed idee, puoi lasciare un commento qui sotto.

Grazie

  • Mi trovo d’accordo con il tuo parere, Nicola.
    In effetti avevo anch’io questa domanda “amletica” (adesso, esageriamo! 😉 ) da tempo: “Meglio la consulenza per l’acquisizione clienti – stile PAC per intenderci – o l’infomarketing”?
    Grazie alle tue esposizioni di esperienza vissuta e speculative proiettate nel futuro degli ultimi due articoli, il quadro è ora molto meno complesso.
    Un saluto e buon lavoro!
    P.S.: ritengo il PAC (Piattaforma di Acquisizione Clienti; ultimamente vedo che lo chiamate con nomi diversi e non più con la vecchia sigla) una delle vostre migliori creazioni in assoluto, nel campo marketing!