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Cosa manca alle aziende italiane per vendere di più?

Molte aziende e molti professionisti in Italia stanno vendendo meno rispetto ad una volta.

L’effetto crisi, unito ad una pesante burocrazia e tassazione, mette molti in difficoltà.

Ma c’è qualcosa che le persone e le aziende potrebbero fare, per migliorare anche nelle difficoltà?

Forse è possibile migliorare nella cultura e formazione?

Forse è necessario fare rete?

Forse occorre diventare più abili a vendere all’estero?

Se hai un’idea o un parere, lascia il tuo commento qui di seguito, a beneficio di tutti.

Grazie!

  • Gualtieri

    Ciao Giulio, a mio avviso una delle cose che manca nel nostro paese, è la capacità di fare squadra, nello specifico di condividere le opportunità reciproche.
    Ti faccio un esempio semplicissimo: se dobbiamo costruire una casa, abbiamo bisogno di più attori; muratori, imbianchini, idraulici ecc…. Immagina se a qualcuno venisse in mente di creare un sistema per condividere – ovviamente senza conflitti di interessi – i propri clienti a favore di altri attori presenti nella costruzione; es l’imbianchino, condivide i suoi clienti con il pavimentista, mentre l’elettricista con l’idraulico e così via…. Immagina adesso che lo stesso concetto venga proposto per una serie infinita di attori che nello specifico facciano cose completamente diverse, ma abbiano in comune una mission, ovvero aumentare il proprio giro di affari. Una sorta di Facebook solo per condividere clientela. Che cosa ne pensi?
    Gianluca

    • Marco

      Condivido la Tua idea, ma purtroppo siamo in Pochi a pensarla così.
      SERVE FEEDBACK FEEDBACK FEEDBACK

    • ben alt

       Suggerisco di dare un’occhiata a questo schema di cose http://www.respisa.org/pattodes

      Come vedete in Italia ci sono già realtà che si stanno muovendo per il bene comune

  • Brunno

    Il sistema paese non è competitivo per i motivi citati sopra, per cui per il mercato estero e interno bisogna ridurre la burocrazia al lumicino semplificando in maniera tale che sarà così più efficacemente applicabili le norme, che devono essere poche e chiare (bianche o nere con pochissimi grigi, le deroghe ed ecezzioni devono essere rarissime). E poi sicurezza in tutta Italia, nelle zone a rischio MAFIE va sospeso lo stato di diritto con legge marziale alfine di debellare una volta per tutte tali fenomeni che stanno distruggendo il paese, il canco bisogna estitparlo altrimenti si diffonde e uccide l’organismo!
    Per risollevare il mercato interno va ridistribuito il reddito del paese per cui vanno
    vanno ridotte le pensioni nette superiori a 5.000 al mese a questo limite e va innalzato il minimo a 1.000, pertanto le pensioni, QUALSIASI PENSIONE non potrà essere superiore a 5000 euro nette ed inferiore a 1000 euro nette.
    Vanno ridotte le BABY PENSIONI DEL 30% con ripristino di tale riduzione al raggiungimento del 62° anno d’età.
    Va stilato un inventario degli sprechi e delle opere incompiute al fine di metterci mano subito in modo efficace e definitivo.
    Va debellata la corruzione, va eliminato il senato, vanno ridotti gli onorevoli a 200/300, massimo doppio mandato, la repubblica va trasformata in presidenziale massimo doppio mandato di 5 anni, modifica legge elettorale ecc. ecc. ecc.. tutte modifiche che oramai anche i sassi le sanno ma che i nostri politici parassiti e perditempo non vogliono fare perchè per loro e solo per loro la CUCCAGNA DEVE CONTINUARE!
    PERTANTO ALLE PROSSIME ELEZIONI POLITICHE   NON  BISOGNA ANDARE A VOTARE   QUESTO E’ L’UNICO SISTEMA PER FAR SALTARE IL BANCO!!!!!!   

    • Riccardo Sgreva

      Egregio Sig.Brunno grazie del Suo commento,Lei ha ragione in tutto e si vede che è ben informato,ma mi scusi dov’è stato che non andando a votare si sono ottenute le cose che Lei auspica ? Riccardo.

  • Flaviaamarin

    Ciao Ragazzi sono Flavia dell’Amarin Fly  contenta di esserlo,nella mia posta stamattina  c’era un messaggio molto carino di Giulio Marsala il quale chiede a tutti  di inviare “qualora lo sentissimo” un parere •••••••• e come il mio solito ekkomi a voi sono un autodidatta  seguo le mie energie e i miei istinti …ma se posso dirla tutta ragazzi  se seguite un sogno un desiderio  quello che dovete fare e’ CREDERCI  e mandare le giuste vibrazioni all universo… trasformate i vostri pensieri negativi in quelli positivi e fermartevi  a pensare  e ditevi da soli..si come faccio io  sento un emozione negativa che non mi fa andare avanti con il mio progretto..perche??? perche’ ???? perche’ non siamo in armonia con cio’ che crediamo realmente quindi rifarsi la stessa domanda cosa voglio realmente vedrai che tutto iniziera’ a cambiare…
    by Flavia

  • Massimo

    A mio avviso è necessario impostare un programma, o meglio un obiettivo da raggiungere in un x tempo.
    Orientare quindi la produzione od il servizio alla potenzialità del mercato senza trascurare chi e come vende la concorrenza.
    Massimo

  • Giovanni

    Ciao Bruno,
       un detto cinese dice “Quando tira brutta aria o cotruisci un muro o un mulino a vento”. Dal 2008 sto rivoluzionando il mio business del settore informatico in  modello open source dove però le persone posso LAVORARE ed essere riconosciute come tali. Questo modello però incontra una quantità di controindicazioni mastodontiche, nel corretto rapporto lavorativo. Alla base di tutto ci sono contratti, gestori, compensi e molta “FIDUCIA”, la quale purtroppo è una cosa dimenticata e il collante di tutto.
    Il mulino però dovrà funzionare!
    Grazie alla prossima

  • Ciao a tutti,

    da qualche anno ormai faccio il consulente di web marketing per aziende e professionisti nei settori più disparati e ne ho viste e sentite un pò di tutti i colori.

    C’ è una cosa però che accomuna il 90% delle aziende e dei liberi professionisti ITALIANI ed è questa: la totale CHIUSURA verso tutto ciò che è innovazione!

    Pare che ci sia una specie di limite oltre il quale non riescono proprio a vedere, rimangono ancorati a vecchi schemi, strategie, modi di fare che hanno sempre adottato e che si presume che da un giorno all’ altro torneranno a funzionare….cosa che presto o tardi li porterà inesorabilmente alla deriva.

    Quindi parlare loro di investimenti in qualsiasi cosa che rappresenti il DIVERSO e soprattutto la FORMAZIONE è un pò come dire una bestemmia e ti guardano come se tu fossi venuto da un altro pianeta!

    Io credo che il problema maggiore delle nostre aziende è quello ancora una volta della MENTALITA’ troppo legata al “tutto dovuto” e dalla quasi totalmente inesistente formazione che ci danno le nostre care scuole, dove impariamo tonnellate di teorie che non ci servono poi a NIENTE!

    La scuola dovrebbe insegnare a fare IMPRESA, ad adeguarsi velocemente ai cambiamenti che ormai sono all’ordine del giorno, invece la cosa che meglio riusciamo a fare in Italia è quella di lamentarsi che non c’è lavoro e aspettare che qualcuno intervenga per noi!

    Tanto per fare un esempio banale, visto che ne parlavo appena 2 giorni fa con un collega, al di la dell’oceano gli adolescenti già a 18-20 anni lavorano, o meglio s’ INVENTANO il lavoro e poi cercano finanziamenti, creano start up, si ingegnano con le nuove tecnologie….qui da noi la cosa migliore che si riesce a fare già da ragazzini (ma anche da grandi) è CHIEDERE agli altri di provvedere per noi!

    Concludo il mio lungo sfogo dicendo che alla luce di questo, il problema vero delle aziende in Italia (burocrazia a parte) è e rimane a monte, non è la crisi attuale bensì la conseguenza di un approccio sbagliato a tutto il sistema!

    Paolo

      

    • sono daccordo con te, la crisi è la conseguenza del non voler cambiare. Puoi permetterti di non cambiare fino a quando il mercato non ti costringerà a farlo e molto spesso quando questo avviene sei “out of business”

    • Pienamente DACCORDO

    • Matteo Serra

      Ciao, mi trovi perfettamente in linea con tutto.

    • Giuliana

      È tutto vero.
      Qualche anno fa Veneto Banca tenne un ciclo di 6 incontri sulla comunicazione d’impresa. Fu ingaggiato anche il prof. Collesei, docente di Marketing all’università di Venezia, il quale – tra l’altro – spiegò come fare un buon prodotto fosse metà del compito e della fatica di un buon imprenditore: l’altra metà era la capacità di vendere il prodotto.
      Purtroppo ai convegni vanno quasi sempre i comunicatori, perché gli imprenditori sono impegnati a fare altro, e trascurano un versante importantissimo e degno della massima attenzione.

      • Riccardo

        Anche quì nella zona centrale del Veneto,abbiamo una fondazione che organizza corsi interessantissimi ( e gratuiti ) però effettivamente intervengono numerosi solo i ” comunicatori ” o aspiranti tali;i piccoli imprenditori hanno poco tempo disponibile;i grandi hanno altre sedi in cui disquisire.E così le tecniche migliori di comunicazione non si diffondono come dovrebbero.Comunque complimenti a Giuliana per la Sua analisi.    idrogenoconsulting@libero.it

  • Alessio Fabbri

    Secondo me occorre fare una precisazione.Non mancano anche in Italia i casi di start up di successo di menti giovani e brillanti; magari è un pò più difficile ottenere finanziamenti, mancano business angel all’altezza del nome, ma chi ha testa e non si lascia spaventare non deve scappare oltre oceano per emergere.
    Piuttosto direi che la maggior parte delle aziende italiane oggi è guidata con mentalità chiusa, figlia o di generazioni non avvezze all’innovazione, o di “papà”.
    Il problema delle scuole è anche un problema di “età” e della scarsa voglia di impegnarsi (sia studenti che insegnanti) di molti (per fortuna non di tutti). Ma qui si aprirebbe un abisso di cui discutere …

  • Pgiovenga

    Ciao a tutti, il problema è nella logica del diritto latino , troppe leggi che si sovrappongono si intersecano tra loro e troppa burocrazia. Il sistema italia si è costruito e si mantiene su una pletora infinita di strutture burocratiche non produttive, create per applicare le leggi e leggine e per creare posti di lavoro “politici”,che con balzelli vari esauriscono le risorse imprenditoriali. Spesso tali costi sono imprevedibili ed appaiono quando gli investimenti sono stati fatti ed i conti economici saltano. Tali strutture burocratiche incastrano gli imprenditori in maglie senza elasticità , quindi si blocca la creatività . la logica applicata è stata quella di approfittare di qualsiasi area di possibile utile soffocandola con balzelli , lasciando per altre aree vacatio legis che in ogni caso e nello stesso modo non permettono nuovi sviluppi. Sarebbe necessaria una ristrutturazione logica della legislazione, meno leggi e maggiore flessibilità, sul modello anglosassone, le leggi dovrebbero essere applicate non rigidamente ma prevedendo dei margini operativi e tali margini dovrebbero essere definiti da ufficiali operativi dotati di una opportuna preparazione ed a prova di moralità (vedi inghilterra) , Pene assolutamente severe e certe ai trasgressori sia ai controllori che agli imprenditori.
    per concludere snellimento burocratico totale, avvio di nuove ed innovative società, sotto la responsabilità certa sia civile che penale  dell’imprenditore il quale poi avrà tutto il tempo necessario per fornire la documentazione per continuare ad operare insieme con gli ufficiali di controllo degli enti preposi. 
    formazione dei dipendenti pubblici ferrea ed obbligatoria , i titoli di studio devono essere solo un punto di partenza.

    • Riccardo Sgreva

      Perfetto ! ma diciamo chiaramente chi,che parte politica,che incompetenti massimi hanno fatto leggi affossatorie dello spirito di impresa.Riccardo.

  • Fabio

    @Gualtieri: Gianluca, mi sembra un’ottima idea per svilupparci sopra una potenziale start up :-). Potrebbe avere una sorta di struttura da Market-Place e autofinaziata (almeno inizialmente) dagli stessi attori con mission comune tramite una percentuale minima predefinita dell’importo di committenza totale? Forse l’ho sparata grossa…(se cosi fosse rendetemi consapevole…!) ma forse non è così utopico. Grazie per  feedback (Marco docet). 

  • Il tema è molto interessante e puo ricollegarsi a diversi fattori e dinamiche che influenzano il mercato. Sicuramente come molti hanno già postato il fattore innovazione è un aspetto rilevante: chi è restio a cambiare, a innovare, ad adeguarsi all’evoluzione crescente e alle esigenze e tempistiche delmercato prima o poi perde vantaggio competitivo. Proprio oggi abbiamo pubblicato un articolo che può collegarsi a questa tematica e che fa riferimento al concetto di vantaggio competitivo e ciclo di vita di un’azienda. Potete leggerlo se avete tempo e voglia (http://www.b2corporate.com/ciclo-di-vita-di-unazienda-parte-prima).

    Ma perchè perdiamo vantaggio competitivo? Ci possono essere diversi considerazioni; qui ne proponiamo qualcuna:

    – non percezione di essere in un mercato globale
    – Maggiore pressione della concorrenza (entrata di nuovi competitors sul mercato o maggiore aggressività di quelli esistenti)

    –    Innovazione tecnologica e ritardo dell’azienda nell’adeguarsi

    –    Introduzione di prodotti sostitutivi

    –    Potere di acquisto crescente da parte sia  degli utenti finali che da parte dei supplier.
    –    Carenza nell’attività di ricerca e sviluppo
    –    Obsolescenza dei processi organizzativi
    –    Entrata dei prodotti in una fase definita “fori moda”
    –    Passivismo verso il concetto di innovazione.

    Grazie per la cortese attenzione e complmenti per queste iniziative che stimolano la discusisone e la voglia comunque di individuare nuovi canali sia di networking che di innovazione

    laredazione di http://www.b2corporate.com

    http://www.facebook.com/B2corporate
     

  • info@comemettersinproprio.it

    Sono d’accordo con Gianluca, bisogna fare partnership..
    Soprattutto per attività che hanno clienti nella propria zona di competenza, bisogna necessariamente stipulare accordi commerciali tra le varie attività.
    Io ad alcuni clienti da quando gli ho insegnato a fare partnerschip, hanno aumentato di parecchio le loro vendite..
    Bisogna chiudere il cerchio, nel senso che le persone in quella zona devono essere quasi costrette ad andare in quel supermercato, perchè magari possono avere un buono sconto per andare alla pizzeria di fronte la quale a sua volta può fare lo stesso con un centro estetico ecc ecc….
    Molte volte i titolari di attività vicine tra loro nemmeno si conoscono.. non c’è nulla di piu’ sbagliato..
    Immagina di avere un bar di fronte al tuo negozio di abbigliamento ad esempio…. devi andare tutti i giorni in quel bar anche se fa il caffè piu’ ciofeca che esista… perchè devi essere amico, deve portarti clienti,. Metti una tua locandina in quel bar, oppure dei volantini. oppure dei buoni sconto, o ancora (se acquisti un capo da noi ti paghiamo la colazione per una settimana…o simili)
    Oltre a questo poi bisogna imparare a vendere, bisogna formarsi per vendere, capire che la fiducia che il cliente ripone vien prima di ogni altra cosa..
    E’ inutile parlare per ore o pubblicizzarsi di quanto siamo belli di quanto siamo bravi e che i nostri prodotti sono i migliori…. Non esiste un prodotto migliore in assoluto in nessun campo.. bisogna capire le esigenze del cliente, attraverso le domande, capire come fare per risolvere il problema al cliente, come portargli beneficio, l’obiettivo di una vendita deve essere questo, non vendere a tutti i costi il proprio prodotto per guadagnare e basta..
    Anche perchè bisogna tenerseli i clienti è inutile e stupido convincere a tutti i costi il cliente ad acquistare e poi magari scappare avendo paura che poi ci possa ripensare… anzi bisogna cercare in tutti i modi di acquisire la fiducia.. dopodichè non avrai piu’ bisogno piu’ di vendere..
    Sarà il cliente a vendere la sua “Fiducia” a te.. come ho spiegato nel mio blog
    http://www.comemettersinproprio.it
    A presto

    • Riccardo

      Interessanti le Sue iniziative,molto interessanti,è utile proporre soluzioni,anche piccole,abbiamo bisogno di persone che propongono soluzioni.Le analisi dei problemi oramai sono fuori dal tempo,cerchiamole queste soluzioni .Naturalmente non tutte funzioneranno. Riccardo      idrogenoconsulting@libero.it

  • Credo che dare la colpa dei propri fallimenti alla crisi sia riduttivo, invece penso che qualsiasi tipo di azienda (non solo quelle italiane) per uscire da questo torpore e ritornare a vendere di più… deve investire sull’innovazione e sulla ricerca, e quando è possibile anche su un certo tipo di formazione.

    Infatti, troppo spesso in Italia, questo è un aspetto che manca molto!

    Basti pensare che i corsi sulla formazione per venditori, qui in Italia sono indietro anni luce rispetto all’America.

    Per quanto riguarda l’innovazione l’esempio lampante l’abbiamo con la Fiat, che pensa di vendere le stesse vecchie macchine con il solito metodo in un mercato ormai già saturo.

    Ogni nucleo familiare infatti possiede 2 o 3 macchine a persona, ed è impensabile che tutti gli anni una persona decida di cambiare la macchiana per comprarne un’altra dello stesso tipo.

    Se invece queste aziende automobilistiche si impegnassero a realizzare un nuovo tipo di macchina innovativo, non inquinante (magari che sia in grado… che so’… di volare per esempio), credo che le cose cambierebbero di parecchio…

  • Roberto Lequio

    ciao a tutti,
    in Cina, la parola crisi e simboleggiata da due ideogrammi, uno che significa attenzione e l’altro, OPPORTUNITA.
    Parto proprio dalla Cina ,ultima mia esperienza lavorativa, l’eldorado per molte aziende italiane, il paese con il più alto tasso di crescita dei beni di lusso, ed è su questa esperienza che dico che il vero problema italiano è quello di fare TEAM (squadra).
    Esiste nel sistema Italia, una incapacità di unire le varie  anime che fanno grande il Made in Italy nel mondo, esiste una totale mancanza delle istitutzioni a patrocinare progetti che aiutino le aziende italiane a vendere i loro prodotti, ambasciate, camere di commercio sono completamente assenti.
    I vari imprenditori che sbarcano in Cina sono totalmente lasciati soli al loro destino, il risultato soldi, speranze,che vanno in fumo.
    Il mondo ha fame del Made in Italy, ama lo stile di vita italiano, ama tutto quello che è italiano, moda, design.vino e cibo, esiste un’unico problema, NOI non abbiamo la capacità, di andare a venderlo.
    Penso che sia arrivato il momento di cambiare o morire, gli altri paesi, con meno capacità seduttive RINGRAZIANO…..

  • antonio catalano

    per i negozi : l’ambiente deve essere accogliente, elegante non di lusso estremo, parlo anche di ambiente umano, aria climatizzata d’estate ma anche personale accogliente elegante  , in gamba con professionalità e simpatia, prodotti di 1° qualità serviti nel modo giusto con distinzione , prezzi equi , non in aumento per compensare crisi, ma ci vuole ancora qualcosa… la ciliegina sulla torta : un compenso, un rientro tipo una card che diamolti punti e regali fantastici che occorrono tutti i giorni o addirittura ti fanno guadagnare soldi oltre che sconti!

  • emanuele

    Sono d’accordo con te! Forse occorrerebbe diventare più abili a vendere all’estero nei paesi di economia emeregente nel periodo attuale, come, Cina, India, ecc.

  • Isaia Nocentini

    credo che manchi la cultura e l’organizzazione necessaria per essere competitivi in un mercato globalizzato.

    Isaia Nocentini

  • Alessandro Castelli

    Secondo me le aziende devono ritrovare un po’ di coraggio. Bisogna ritrovare la fiducia, la voglia di mettersi in gioco. Il mercato inItalia è ristagnante? Cerchiamo nuove possibilità fuori dall’Italia e fuori dall’Europa.
    In Brasile ci sono molte opportunità per le imprese italiane che propongono il design, prodotti di alta qualità, prodotti con alto valore innovativo…
    È suffiiente un modesto investimento in una ricerca di mercato per valutare se i propri prodotti hanno le caratteristiche per vendere in Brasile e iniziare a esportare.
    Nulla è facile e nulla é gratis ma se ci ingegnamo possiamo trovare le soluzioni ai nostri problemi.
    http://Www.internationalproject.biz

  • Lorenzofabbri65

    Purtroppo o constatato, che anche nella mia zona territoriale la situazione e al quanto ferma, e ristagnante in diversi settori e o notato, che alcune aziende come quelle a cui collaboro, pure io mi e parso di capire che, fanno fatica a comprendere quello che realmente, e di vero ce di un mercato fermo, perchè la gente non compra, oppure  aspettano più avanti, magari come andra, e non fanno niente o poco per migliorare, i commercianti sono non propensi e demotivati non anno e non mettono, spirito e passione.

  • E vero, secondo a me , serve qualcuno dei politici in anzi tutto ad andare in giro a strappare contratti con varie paese emergente , come fanno i tedeschi e i francese , invece di parlare di donne e concorrenza per le poltrone in politica.(mio mesto parere) con rispetto . 

    Sabah

    http://il-primo-passo.com/ 

  • Molto spesso manca una buona analisi e consapevolezza di chi si è e dove si vuole arrivare. Mancano obiettivi concreti, mancano professionisti che analizzano costi e risorse necessarie per raggiungere gli obiettivi. Manca l’imprenditore molto spesso… A volte mi confronto con proprietari d’azienda che non sanno gestire e non assumono nessuno per fare questo, interessa solo la produzione che poi resta sul groppone… Mancano le strategie di vendita. Molte delle piccole e medie aziende potrebbero risollevarsi mettendo in campo solo quello che già hanno, prendendone consapevolezza e utilizzandolo al meglio avvalendosi di  professionisti.

  • Ce de la gente che pensa che basta aprire per vendere serivizi e prodotti invece bisogna stere vicino ai bisogno della gente.

  • Birba973

    Quello che ho notato in questi ultimi anni è che chi è addetto alla vendita di prodotti o servizi in generale, non é minimamente a conoscenza di quello che vende, non conosce i prodotti e nemmeno i cataloghi dei prodotti stessi.
    Manca la professionalità .
    Mi é capitato spesso di entrare in un concessionario d’auto e conoscere a memoria allestimenti e versioni del modello che mi interessava, e il venditore ?Ne sapeva meno di me.
    Pochi giorni fa mi sono recato da un rivenditore di stufe ed ho trovato di fronte una persona che non mi faceva nemmeno una domanda per conoscere le mie esigenze, non sapeva la portata in metri quadri di nessun modello e ho dovuto parlare quasi sempre io per chiedere e fare domande.
    Ma dico io : come si fa a lavorare per un grande rivenditore edile e non sapere un “cavolo” del proprio lavoro ?
    Poi si dice che mancano i soldi e che c’é la crisi …..
    Manca la professionalità delle persone !!!
    Un saluto a tutti e scusate lo sfogo ma, quando ci vuole ci vuole !
    Lorenzo